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Generone
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mwcqGenerone (a volte, in modo più specifico, mwcggenerone romano, o mwcwcapitolino) è il nome con cui, nella mwdaRoma di fine Ottocento, si andò a indicare un preesistente mwdqceto di mwdgestrazione borghese e di condizioni facoltose che faceva parte della mwdwstratificazione sociale affermatasi nel corso dei secoli nella mweacapitale dello mweqStato pontificio.
Il generone era un ceto urbano che si collocava nella mwewparte superiore e più benestante della mwfaclasse media capitolinacite-ref-1[1], laddove lo strato inferiore di quella stessa classe media era costituito dal cosiddetto mwgqgeneretto, un ceto sociale di mwggestrazione borghese più bassa e "minuta": quest'ultimo, meno facoltoso del generone, è identificabile con una "borghesia bassa di mwgwclientela e di corte"cite-ref-2[2].
Contents
• Note
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Sociologia e storia
Per condizioni materiali, il generone rappresentava ciò che nella Roma ottocentesca più si avvicinava alla borghesia europea. Da un punto di vista socioeconomico, tuttavia, il generone, col suo radicamento nell'mwiwambiente urbano, impersonava un compito di natura prevalentemente intermediaria nel processo economico di generazione di mwjavalore e mwjqricchezza, un mwjgruolo che, per questo, era alieno a mwjwfunzioni e responsabilità produttive assunte in prima persona.
Molte delle famiglie del generone provenivano da quella categoria detta dei "mwmqmercanti di campagna"cite-ref-r-f-harney-22-3-0[3]: si trattava di mwngnuovi ricchi che dovevano la fortuna economica alla loro attività di grandi affittuari di mwnwlatifondi (che non gestivano direttamente, ma a loro volta non subappaltavano). Con la loro attività, fin dal mwoaXVI secolo, i mercanti di campagna avevano garantito mwoqservizi finanziari e mwogliquidità alle classi mwowegemoni (mwpaclero e mwpqnobiltà) oltre che la tutela degli approvvigionamenti alimentari della capitale.
L'intrinseca condizione economica di intermediari, piuttosto che di produttori diretti di ricchezza, rendeva tuttavia il ceto sociale da loro rappresentato del tutto subordinato, sul piano politico e culturale, all'mwpwélite costituita dalle classi sociali dominanti. La posizione intermedia tra popolo ed élite rendeva poi il generone inviso alle classi sottoposte e finiva con lo sminuire anche il gradimento e la popolarità di cui poteva godere il governo pontificio tra la gente delle campagnecite-ref-r-f-harney-22-3-1[3].
Un quadro corrosivo e certamente critico della mwtwsociologia cittadina della mwuaRoma mwuqpapalina è tratteggiato dalla prosa sprezzante di mwugGiosuè Carducci:
«[...] una borghesia di
affittacamere
, di
coronari
, di
antiquari
, che vende di tutto,
coscienza
,
santità
,
erudizione
,
reliquie
false di
martiri
, false reliquie di
Scipioni
, e
donne vere
; un ceto di monsignori e abati in mantelline di più colori, che anch'esso compra e vende e ride di tutto; un'
aristocrazia
di guardiaportoni»
Altre descrizioni del generone, invece, ne hanno sottolineato l'affidabilità e capacità professionale tipica della categoria, spesso svolte all'ombra delle autorità cittadine più tradizionali.cite-ref-6[6] In questo caso, si cita soprattutto quel ceto di "mercanti di campagna" che poi si sono rivolti tipicamente all'attività professionale.
Sopravvivenza e declino nel XX secolo
Il generone romano provò a sopravvivere all'mwwwUnità d'Italia, ma la crescente mwxalaicizzazione dell'mwxqItalia unita assestò i primi colpi a quel mwxgceto sociale e ne affievolì gradualmente il potere, determinandone l'inesorabile declino. Da un punto di vista sociale, la sua vera e propria sparizione risale a un'epoca del mwxwprimo dopoguerra italiano (all'incirca gli mwyaanni venti del mwyqNovecento), quando quel ceto fu spazzato via, in modo definitivo, dai tumultuosi rivolgimenti socioeconomici indotti dalla mwygprima guerra mondiale. Non sparirono, comunque, le tradizionali famiglie che ne avevano costituito la forza. Queste, anzi, continuarono a esistere e a prosperare, conservando il benessere accumulato, ma il generone, nel mwywprimo dopoguerra, non vide mai più perpetuarsi l'antico potere economico esercitato dai suoi membri, che in tempo si estendeva in forma capillare sull'intera vita economica capitolina dell'mwzaOttocento, di cui permeava tutti gli ambiti e le articolazioni.
In seguito, la mwzgmemoria collettiva del generone è sopravvissuta e si è trasfigurata nella mwzwrappresentazione letteraria e mwaacinematografica del mwaqsecondo Novecento italiano, soprattutto nel mwaggenere cinematografico neorealista sviluppatosi nel mwawsecondo dopoguerra.
Palazzinari
Il generone non va confuso con i cosiddetti mwegpalazzinari romani, quella compagine di mwewnuovi ricchi che, nel mwfasecondo dopoguerra italiano, si resero protagonisti di un mwfqfenomeno di mwfgascesa sociale di massa, ma che, invece, furono tipici e caratterizzanti di una ben diversa stagione dell'mwfweconomia e del costume dell'mwgaItalia repubblicana che appartiene al secondo Novecento. Si tratta, in questo caso, di un ceto mwgqaffluente e affarista di costruttori edili e mwggspeculatori immobiliari che, nella temperie del mwgwboom economico mwhapost-bellico (il cosiddetto "mwhqmiracolo italiano"), impresse un proprio segno distintivo sulla caotica mwhgcrescita urbanistica di Roma nel XX secolo.
Rapporti economici con il generone
Esiste, comunque, una precisa e ben individuabile relazione economica tra i palazzinari protagonisti di mwiqquella concitata stagione economica e le famiglie che provenivano d quell'autentico generone di un'epoca ormai tramontata. Il tramite tra i due ceti urbani era costituito dalla struttura stessa della mwigproprietà terriera su cui si esercitò il peso della mwiwspeculazione edilizia della Roma del mwjasecondo dopoguerra: infatti, l'attività di espansione edilizia dei palazzinari romani investì e valorizzò, da un punto di vista economico, proprio quegli stessi mwjqterreni agricoli e mwjgproprietà fondiarie appartenenti agli eredi e a gli epigoni di quelle famiglie che un tempo avevano costituito il nerbo sociale ed economico del generone romano, prima che il loro mwjwmwkastatus privilegiato e il loro potere fossero consegnati a un irreversibile destino di decadenza.
Linguistica
Il termine mwkwha origine come accrescitivo scherzoso di "genere"cite-ref-7[7].
Nel tempo si è affermato come mwmqneologismo nella mwmglingua italiana, con un uso diffuso soprattutto nell'orizzonte linguistico del mwmwgiornalismo nazionale: il termine serve per connotare, in senso dispregiativo, un generico ceto sociale facoltoso, di personaggi appartenenti a famiglie romane contigue al mwnapotere politico e spesso impegnate in attività economiche affaristiche, sovente in campo edile e immobiliare, quindi con una certa affinità con i cosiddetti mwnqpalazzinari, con cui, come si è detto, il generone autentico viene a volte confuso.
Note
cite-note-11. ↑ mwpaMario Tosi, mwpqLa società romana dalla feudalità al patriziato: (1816-1853), mwpgEdizioni di storia e letteratura, 1968, p.mwpw 11.
cite-note-22. ↑ mwqwMario Tosi, mwraLa società romana dalla feudalità al patriziato: (1816-1853), mwrqEdizioni di storia e letteratura, 1968, p.mwrg 337.
cite-note-r-f-harney-22-33. ↑ mwtaRobert Forest Harney, mwtqThe Last Crusade: France and the Papal Army of 1860, mwtgUniversity of California, 1966, p.mwtw 22.
cite-note-44. ↑ mwuwDavid Silvagni, mwvaLa corte e la società romana nei secoli XVII e XIX, III, Forzani & C. Tipografi del Senato, 1884, p.mwvq 167.
cite-note-55. ↑ mwwqmwwgPietro Paolo Trompeo, mwwwNell'Italia romantica sulle orme di Stendhal, Casa editrice Leonardo da Vinci, 1924, p.mwxa 306.
cite-note-66. ↑ mwyaMarcello Guidi, mwyqmwygNote sul generone romano (mwywmwzaPDF), in mwzqStrenna dei Romanisti, 2005, pp.mwzg 384-385.
cite-note-77. ↑ citereftreccani-generonemw0gmw0wgeneróne, in mw1aTreccani.it – mw1qVocabolario Treccani on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. mw1gURL consultato il 22 febbraio 2016.
Bibliografia
• mw2gMario Sanfilippo, Il "Generone" nella società romana dei secoli XVIII-XX, Edilazio, 2005, ISBN 88-87485-44-5.
• mw3aAngelo Mellone, Romani. Guida immaginaria agli abitanti della Capitale, Marsilio editore, 2012, ISBN 978-88-317-3364-9.
• mw3gEnzo Piscitelli, Un ceto scomparso nello Stato della Chiesa: i mercanti di campagna, in Studi Romani, n. 4, anno XVI, ottobre-dicembre 1968.
• mw4aMario Tosi, La società romana dalla feudalità al patriziato: (1816-1853), Edizioni di storia e letteratura, 1968, ISBN non esistente.
• mw4gDavid Silvagni, La corte e la società romana nei secoli XVII e XIX, Forzani & C. Tipografi del Senato, 1884, ISBN non esistente.
• mw5aMarcello Guidi, Note sul generone romano (PDF), in Strenna dei Romanisti, 2005, pp. 381-390.
Voci correlate
• mw6aMercanti di campagna
• mw6gPalazzinari
• mw7aMobilità sociale
• mw7gNuovi ricchi
• mw8aStoria di Roma
• mw8gSociologia urbana
• mw9gCampagna romana
• mw-aAgro Romano
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